
L’umanità imperfetta e la divina perfezione.
In molti casi, il termine umano viene utilizzato per indicare qualcosa di difettoso, contrapposta a ciò che è divino e perfetto. Infatti, la definizione stessa del divino contiene in sé il concetto di perfezione. Nel pensiero religioso, molte tradizioni vedono l’essere umano come intrinsecamente imperfetto a causa del peccato originale o di altri errori morali. Questa imperfezione è spesso associata a concetti come l’egoismo, la cattiveria, l’ignoranza o la limitatezza.
L’essere umano con tutti i suoi difetti non può definirsi perfetto ed è evidente che incorra spesso in errore. Però, anziché concentrarsi su quest’idea di imperfezione umana, diviene necessario orientare il proprio comportamento verso un processo di miglioramento e crescita personale. Vedere la vita come un’opportunità per superare i propri difetti, evolvere moralmente e spiritualmente. Sebbene sia pressoché impossibile uniformarsi all’idea di perfezione associata a Dio, è invece sempre possibile migliorare ciò che può essere migliorato nella condotta dell’essere umano.
Il rapporto tra l’umano e il divino, e la questione dell’imperfezione umana rispetto alla perfezione divina, sono complessi e aperti a molte interpretazioni. Molti filosofi, teologi e pensatori hanno offerto diverse prospettive su questi temi nel corso della storia. Ad esempio, nella filosofia platonica, il mondo divino delle idee è considerato il mondo perfetto e immutabile, mentre il mondo umano materiale è imperfetto e mutevole. Nella filosofia, la fragilità e la finitezza umane sono spesso enfatizzate. Gli esseri umani sono soggetti a errori, passioni, desideri materiali e altre debolezze che possono distoglierli dalla perfezione.
Nel corso dei secoli, molti uomini hanno aspirato a raggiungere la perfezione divina e alcuni sono giunti alla conclusione che possa essere ottenuta solo oltre questa vita. In realtà, se noi ci pensiamo come degli esseri che provengono da Dio e a Lui-Lei fanno ritorno, dobbiamo anche pensarci come esseri che durante la propria vita ancora si muovono in Dio. Altrimenti significherebbe che stiamo seguendo un percorso simile a quello di un boomerang: partiamo da un punto e torniamo verso quel punto. Ma così viene da pensare che durante il percorso ci troviamo ad essere fuori da Dio, disconnessi dalla Fonte.
Invece, pensarsi come esseri che sempre si muovono in Lui- Lei, ci offre una prospettiva in cui la visione di un essere umano imperfetto contrapposto al suo Dio perfetto perde di significato. Non dovremmo aspirare alla perfezione, ma al miglioramento di noi stessi sotto ogni aspetto. Ciò può realizzarsi solo accrescendo la consapevolezza che abbiamo riguardo la vita e noi stessi. Oggi più che mai è ancora valido l’antico invito dell’oracolo di Delfi: “Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”